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Over Sea Sardinia

Stintino e l’Asinara, sulla rotta degli dei.

Chissà cosa farebbe oggi Ercole se sbarcasse a Stintino dalla "sua" isola, quell’Asinara che il mito ci consegna come una creazione del semidio tanto caro ai romani.

 

Secondo la leggenda, il figlio di Giove dalla straordinaria forza staccò l’angolo nordoccidentale della Sardegna lasciando impressa l’impronta della mano su Sinuaria, ossia “dalle coste sinuose”, giunta a noi come Asinara in una probabile deformazione linguistica (al di là della presenza dei caratteristici asinelli bianchi che a loro volta ne richiamano la denominazione moderna). Se il racconto può oggi far sorridere, la favola resta negli occhi di chi approda sulle coste stintinesi in cerca di un ormeggio in uno dei porti turistici perfettamente attrezzati, che ospitano le imbarcazioni private e offrono servizi di escursioni via mare e di approdo all'isola.

 

Il paesaggio da cartolina della spiaggia della Pelosa, con la sua bianchissima e preziosa sabbia, è universalmente noto ma non è l’unica perla da queste parti. Dalla Pelosetta, cugina meno celebre, ai ciottoli levigati delle Saline e alle Tonnare, nomi che richiamano antichi e faticosi mestieri che sulle strade del borgo vengono ricordati, dalla toponomastica e da pannelli che richiamano una storia passata. E poi Pazzona, Coscia di donna, Ezzi Mannu, gioielli che il massiccio turismo estivo rende più agevole godere via mare.

 

Ma Stintino è anche cultura, in un percorso tra passato e presente che sa rinascere. La vita del piccolo centro si anima d’estate, con diversi locali, appuntamenti e cicli di seminari di musica jazz e classica in luglio. E con le tonnare, di cui i più saggi tra gli abitanti, discendenti di quelle 45 famiglie che un secolo e mezzo fa fondarono il paese, ricordano ancora l’ultima grande mattanza, quella del 1964, quando il mare si colorava di rosso e l’intero paese veniva travolto da un’incredibile euforia. Quel patrimonio, anch’esso leggendario, di fatica e sacrifici, viene oggi conservato dal Museo della Tonnara, ospitato nell’ex edificio ALPI dove un tempo si lavorava il pescato: tappa imperdibile che immerge il visitatore in un viaggio a ritroso nel tempo e nella memoria. Dalla pesca alla tavola il passo è immediato e la tradizione gastronomica stintinese è ovviamente basata sul mare. Oltre al tonno, qui il re è il polpo, preparato secondo la ricetta locale con patate, aglio e prezzemolo: un’esperienza ugualmente da favola. Ricca anche la tradizione dolciaria, con le tipiche “tumbarellas”, ravioli fritti con un cuore di ricotta fresca.

 

Ma più del giovane borgo, è l’Herculis Insula che attende il visitatore, per offrirgli un universo unico al mondo. L’Asinara, oggi Parco Nazionale e area marina protetta, racconta tante storie che risalgono a migliaia di anni fa: prova ne sia il ritrovamento del bronzetto del “bue stante”, reperto oggi conservato all’Antiquarium di Porto Torres, di epoca nuragica e di una domus de jana, una “grotta delle fate” scavata nella roccia risalente al 4000 ac. La storia ha attraversato l’isola, avamposto prima fenicio, poi romano – il mare di Cala Reale custodisce il relitto di una nave visibile a pochi metri di profondità che trasportava il pregiato garum, una salsa a base di pesce - poi terra di conquista per Vandali, Bizantini, Arabi, prima della lotta sulle sue acque tra Genovesi e Aragonesi. Oggi restano poche di quelle strutture di difesa erette dai dominatori, ma ancora si staglia a difesa dell’isola il rudere del medievale Castellaccio, nella parte meridionale, meta di un sentiero non troppo ripido.

 

La cacciata dall’Asinara dei suoi abitanti, divenuta per volontà dei Savoia colonia penale e sanitaria, fu il primo passo per limitare il libero accesso all'isola, facendola diventare la cayenna sarda, con la costruzione di riserve e penitenziari, ridotta prima a campo di concentramento dei prigionieri nella prima guerra mondiale fino a supercarcere negli ultimi anni del secolo scorso, residenza forzata di pericolosi criminali e, per il periodo necessario all’istruzione del maxiprocesso contro la mafia di Palermo (1986-1987), anche dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ospitati nella foresteria con le rispettive famiglie per ragioni di sicurezza.

 

L’isola conserva un patrimonio straordinario di circa trenta piante endemiche, come il Limonio dell’Asinara o il Fiordaliso spinoso, e una fauna peculiare: oltre al già citato asinello bianco, vivono qui, mufloni, cinghiali e il mustiolo, il più piccolo mammifero europeo, per un totale di ottanta diverse specie tra mammiferi, anfibi, rettili e uccelli. L’Asinara è raggiungibile da Stintino con diversi traghetti autorizzati ma anche autonomamente, esclusivamente a vela, previa comunicazione alla guardia costiera e ormeggiando fuori dalla riserva marina nei 5 campi boe situati tra Fornelli, Cala Reale, Trabuccato, Cala del Bianco e Cala d'Oliva.

 

È possibile spostarsi a piedi, noleggiare biciclette all’arrivo, percorrere a cavallo le ippovie dal centro ippoturistico di Campu Perdu. La balneazione è consentita soltanto in alcune aree, veri paradisi naturali come Cala Sabina e Cala dei Detenuti o dalle spiagge di Fornelli. Sono attivi servizi turistici per escursioni in barca a vela. Sul territorio del Parco è fondamentale, pena pesanti sanzioni, rispettare le regole di massimo rispetto della flora e della fauna. Il soggiorno notturno sull’isola è consentito esclusivamente all’Ostello di Cala d’Oliva, per respirare fino in fondo le atmosfere senza tempo che gli dèi hanno lasciato in dono a questo splendido angolo di paradiso.

 

Chissà cosa farebbe oggi Ercole se sbarcasse a Stintino dalla "sua" isola, quell’Asinara che il mito ci consegna come una creazione del semidio tanto caro ai romani.

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